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Ovvero: delle strane abitudini della Mutter.

[Roma, 01 marzo 2010 h: 13.53]

Che poi io mi chiedo se possa ridursi a questo la vita matrimoniale.
“E’ più complessa de così”, direbbe il triste tipo che tentò d’abbordarmi all’artistico circolo, venendo ripagato con la sua stessa moneta e/o con compassionevoli rifiuti.

Ieri sera me ne stavo sdraiata sul divo in camera da pranzo, di fronte al posticipo di campionato, a tratti rosicando per l’ingrata vista di Delio Rossi sulla panchina del Palermo e infastidita dalla dolorosa visione di Liverani con la maglia rosa – immagine che, sebbene siano passati anni, non riesco ancora del tutto a fare mia, cristoddio.
Accanto a me, El Faaab, stimabile padre, degno marito dicono, ma affetto da preoccupanti attacchi di narcolessia. Uomo distrutto dalla stanchezza durante la settimana, ma che, inspiegabilmente, riesce a trovare soporifero qualsivoglia programma televisivo del dopo cena anche nelle giornate di nullafacenza quali risultano essere quelle della domenica – addirittura quando gioca la sua adorata (sic.) Lazio s’abbiocca con fulminei e preoccupanti cali di veglia.
Tant’è, anche ieri sera lasciava ciondolare la testa come i neonati, sbattendo clamorosamente per di più la nuca contro la parte alta della spalliera del suddetto divano. Bestemmiando, logico. Maledicendo la birra bevuta a cena, colpevolizzandola come fosse stata la pozione indegnamente somministratagli per indurlo contro la sua volontà al sonno – con buona pace dello stupore mio e della Mutter, s’intende.
Niente. Sullo schermo ventidue idioti appresso ad un pallone, la tifoseria gobba che non smetteva di cantare, Delio Rossi che ciancicava gomme da masticare assomigliando sempre più a Popeye, ingredienti di una partita che, a dispetto delle aspettative, non emozionava in particolar modo. Lui, dal canto suo, russava fastidiosamente.
Mutter alla mia destra troneggiava sulla poltrona, mordendosi le unghie al suo solito, abitudine che nell’ultimo periodo è andata viepiù accentuandosi vista anche la drastica riduzione di nicotina che il suo corpo sta registrando dal primo di gennaio.
Staccava un pezzettino d’unghia e si sporgeva oltre il mio corpo, separé piuttosto scomodo se il tuo intento è spiare cosa sta avvenendo dall’altra parte del divano. E lo fissava. Lo fissava. Continuava incessantemente a fissare El Faaab mentre il poveraccio dormiva. Poi, all’apice d’un fastidio che ancora non riuscivo a capire da cosa o da chi provenisse, mi dà di gomito, richiama la mia attenzione schioccando le dita dell’unica mano ancora indenne alla sua onicofagia. Mi volto verso di lei. Alza il mento in direzione del pater familias, lo indica, vuole che io lo guardi a mia volta.
Mi giro ed il Faaab continua a sonnecchiare, sbuffando aria dalla bocca, spingendo in fuori le labbra.
La scena appena descritta si è ripetuta Iddio solo sa quante altre volte e quante altre ancora in precedenza è già successo. Lui ronfa. Io guardo la partita. Mia madre lo spia, mi fa cenno, pretende che io condivida. Fine. Again and again.

Il punto, ora, è: perché la Mutter, cazzo, si mette lì, impegnando la sua serata che potrebbe piacevolmente trascorrere in qualsivoglia altra gustosa maniera, guarda l’uomo che ha sposato, coinvolgendo la figlia nell’atto e, infine, anche accusandolo (dico, accusandolo!) di dormire quando questi si sveglia di soprassalto, va a letto anche un po’ col culo girato? Cos’è ‘sta mania da voyeur che ha sviluppato nell’ultimo periodo? E cosa succederebbe se, per una cazzo di sera, El Faaab rimanesse sveglio, cosciente e arzillo, mettendocelo nel celeberrimo posto a tutte e due?

Finale a sorpresa: durante l’intervallo tra il primo e il secondo tempo della partita, si ridesta, e, telecomando alla mano, cambia canale, piazzandoci tutti davanti alle olimpiadi di Vancouver. La donna, rottosi ormai il giochino, se ne va in camera sua a smanettare al computer. Io, nel mio cantuccio rannicchiata, attendo che riprenda la partita. Ma, meraviglia!, El Faaab si riaddormenta, telecomando alla mano, sempre. Rimane così mezz’ora, la televisione che esalta l’oro italiano nello slalom, mentre io, rosicando perché m’era impossibile cambiare canale, mi butto a letto.
Solo stamattina ho scoperto che ha vinto il Palermo. Cazzo, per una volta che trionfa la squadra per cui tifo.

* “Rear window” (“La finestra sul cortile”) di Alfred Hitchcock 

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