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Posts Tagged ‘Uomo’

“Curiamo persone”. #noallespesemilitari. Palazzo Valentini. Via dell’Arco del Monte.
E allegorie da decifrare. Quella della pace, su tutte.

Pace

Una bambina che corre giù con un monopattino, sui raggi lastricati di Piazza del Campo. La torre assolata. Il marocchino senese originario di Montesacro. E Domenico che dice “Siena di tre cose piena” – di qualcosa, di qualcos’altro e di coglioni, me lo ricordo.
Una statua di una bimba dormiente col monito perenne “non destatela”. La Sala del Risorgimento, visitata all’apertura, in solitudine, col solo tubare dei piccioni sul parapetto. Un rigurgito d’orgoglio al “Liberi non sarem se non siamo uni”, alle parole del Petrarca. A ‘sta cazzo d’Italia, perdìo s’è bella.
Le lacrime esagerate per Lorenzetti, per l’idea che il tempo mangerà del tutto gli effetti dei vizi in campagna e in città. E anche la rosa d’oro di Pio II appassisce, prima o poi. Tutto lo fa.
E il rosso. E il bianco. La luce negli occhi. La pioggia negli occhi. L’idea che tutto è apparso più gestibile, per quanto meno sopportabile. Nuova e da conoscere.
Le lacrime esagerate. Le risate esagerate. Apparire dissociata, giustificare pianto e sorriso con una chiamata improvvisata a chi c’è sempre. Anche quando improvvisi.
Il desiderio di farsi una doccia, per togliersi qualcosa di dosso – prima di tutto, lo sporco e il sudore. Recitare sempre gli stessi ruoli, again and again. Per anni, con tutti, non ha funzionato. Dovrebbe farlo ora?
Le lacrime esagerate per le stesse due canzoni rimesse a loop. Impararne il testo a memoria, immaginarne lo spartito. Sentirsi idiota per la semplicità.
Uno sciroppo sbagliato. Un gusto sbagliato. Un brodo sbagliato. Il tutto, però, scelto con la giusta attenzione (dedizione?), a discapito dell’effetto. Il flusso di pensiero, libero. La catena di gestualità, interrotta.
Le lacrime esagerate perché mi sembra d’aver passato tutta la vita in silenzio, nella stanza di un uomo per cercare di non svegliarlo. Ed è bello, di qualsiasi cosa mi si accusi. Sono di gioia, le lacrime, forse. Fino a quando vedi che c’è di peggio. Leggi.
Scoprire di non avere senso dell’umorismo, se non per quel poco che basta all’imprinting.

E di non saper creare il vuoto, di saperlo riempire soltanto per poco tempo e per pochi ambiti.

Sono uno dei cani di Pavlov. Sono un riflesso incondizionato.  

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Se da un lato i verdi e frustrati padani esultano senza neanche vergognarsi al goal del Paraguay, dall’altro l’Hippy e la maggioranza della popolazione italiana se ne vanno a letto tranquilli, con la prospettiva di un pareggio che, tutto sommato, sembra convincerli.
E comunque, cazzi loro.
Se da un lato quel tamarro napoletano evidentemente in sovrappeso di Cannavaro, coricandosi in questi giorni, non fa altro che proiettarsi nella mente l’immagine della sua persona che solleva la coppa del mondo con sguardo ebete e vagamente soddisfatto, dall’altro (sempre) l’Hippy stringe, per dir così, le chiappe al pensiero che qualcuno dei quattordici juventini convocati per questi mondiali possa commettere un errore madornale ed imperdonabile, così da attirare l’attenzione su di sé e rivelare il connubio tra il Lippi junior e il procuratore della suddetta squadra di gobbi (che poi, si sa, sono la stessa persona, e via così si spiegan molte cose).
E comunque, cazzi loro.

Son altri, al momento, i fatti che mi premono. E lasciando da parte quelli che richiederebbero davvero una riflessione profonda – ché non mi sembra questa la sede per affrontarli –, mi chiedo come minchia sia possibile che in questi giorni io non riesca a dormire. Ad esser sinceri, per dormire, dormo, ma il concetto del “riposare” è sempre più un afflato di utopia. Sogno sempre (e con una verosimiglianza da far impressione, quasi sognassi in 3D) che accanto a me ci sia l’Uomo, e che io debba farmi piccina, nascondermi tra le pieghe del lenzuolo per concedergli lo spazio necessario alla reciproca sopravvivenza notturna.
In alcuni casi, quando sto quasi per varcare la soglia del risveglio (con buona pace di Curi e dei suoi saggi, per altro, qui c’è ben poco di politico!), immagino addirittura di essermi addormentata prima di averlo riaccompagnato a casa, e distinguo nitida la scena alla mattina, con la Mutter che spalanca di scatto la porta scorrevole della mia camera da letto e si ritrova l’Uomo disteso mezzo nudo nel letto della figlia, e, dopo aver tratto conclusioni neanche troppo affrettate a sfondo sadicosessuale, presa da un’extrasistole incontrollata e incontrollabile, si accascia a terra, sbavando e strabuzzando i suoi occhietti bigotti, inseguendo con lo sguardo vacuo una risposta che non arriverà mai. Piacevole. Assai.
Comunque, al di là dei vagheggiamenti mentali, il contenuto latente continua a non apparirmi chiaro, per quanto deduca che un banale intervento di studi freudiani potrebbe fornire ipotesi quando non convincenti, per lo meno verificabili.
Ma son stanca da giorni, e questo è un fatto. E non sto facendo un cazzo, e questo è un altro.

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