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“Fini puttana, l’hai fatto per la grana”.

 
Questa, la scritta che troneggiava sui muri del mio liceo di mussoliniana memoria, ai tempi in cui l’incompreso Gianfranco nazionale si aggirava per sinagoghe col capo coperto. E potrebbe essere riutilizzata anche dai fedeli seguaci del Pdl in questi giorni, direi.

Eppure, mi trovo a riflettere su questo: siamo un bel popolo di teste di cazzo, e ne sono sempre più convinta.
Riusciamo ad esaltarci, a tratti a commuoverci, ad immedesimarci, ad urlare “Yalla Fini!” in preda ad esaltazione quasi religiosa per un dissenso espresso in un congresso.
Comunque, al di là delle dovute esagerazioni, siamo un popolo in cui è sempre più evidente la crisi di valori che regna a sinistra, e la conseguente rimodificazione delle strategie a destra. Non riescono in alcun modo a smuoverci i ripetuti “Daaaaai, ragassi!” del lambruschiano Bersani – forse perché si comincia troppo a sentire puzza di D’Alema -, e allora tra di noi – noi, gente che di destra non è mai stata – ci si dice: “Be’, dai, finalmente qualcuno ha avuto le palle di andar contro al Premier”, “Be’, dai, alla fine Fini m’è sempre garbato”.
E sento che, in un periodo storico come questo, posso dare ragione al sovracitato Presidente del Consiglio: l’unico ideale che unisce noi, persone di sinistra (?), è l’anti-berlusconismo. E basta.
“Il comunismo è finito”, come disse quel partigiano del mio bisnonno, leggendo su “L’Unità” che si difendevano ladri e truffatori, in nome di un liberalismo borghese che lui non poteva in alcun modo sentire suo. E, dissidente avant la lettre, c’aveva preso. Di quell’antico ideale son forse rimasti la falce ed il martello sui simboli dei partiti, capaci solo di fare opposizione. Parlandoci chiaramente e fuori dai denti, non si sarebbe in grado di governare, si è troppo abituati ad avversare e ad opporsi, avendo come unico pensiero unificante l’insofferenza nei confronti di Una Persona.

E allora, ecco che se Fini si discosta dalla linea di partito, se dichiara inaccettabile il rifiuto di nutrire bambini in una scuola avanzato in seguito al mancato pagamento della rata della mensa in una scuola di Montecchio, si comincia a pensare che in Italia più a sinistra di Gianfranco c’è solo la sua mano sinistra (e stiamo parlando di uno che, a mio parere, non diventerebbe rosso neanche se si vergognasse). “Il nonno del Presidente della Camera era un militante di sinistra, cazzo!”, ed ecco che scompare il passato immerso nel Fronte della Gioventù, via gli esordi nel Movimento Sociale Italiano e poi Forza Nuova e Alleanza Nazionale, via dalla memoria tutte le frasi di incoerente fascismo pronunciate nel corso degli ultimi anni.

In Italia, c’è da dire, ci si esalta con poco: qualche parola contro Berlusconi, un pizzico di proposte sposabili dai catto-comunisti più illusi, e anche un eventuale accordo con Casini ci sembra una scelta dovuta e condivisibile.

Dio, quanto non sopporto ‘sta sinistra!

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