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Posts Tagged ‘Londra’

“Manco a svejasse e rennese conto che è tardi pe’ tutto. Manco”.

Come la metti, la metti so’ sbarre.

     Me lo ripeto da stamattina. Non che ci sia qualcosa di specifico da fare, qualche azione ben fatta per salva(guarda)re il mondo o qualche malvagità repressa da attuare – o meglio, ce ne sarebbero, ma ogni giorno scivolano in fondo alla lista di “cose da fare”, ed il karma ringrazia.
     C’è, però, ad esser sinceri una cosa che faccio sempre, qualsiasi sia il periodo dell’anno, a qualsiasi orario mi svegli, chiunque abbia incontrato, chiunque abbia cacciato: organizzo viaggi (della serie: metteteme a lavora’ in agenzia, pò esse che me sento realizzata. Pò esse).
     Ho sempre un itinerario pronto nella testa – pronto per la fuga, intendo. Ma non trovo il coraggio di prendere e partire.

Sei tu che lavori contro te stessa, mi dicono.

Sono le situazioni che non me lo permettono, rispondo.

Ma di base, ogni sera, m’addormento con un viaggio abortito e un’esperienza persa, va’ a capi’ perché.
Andrò a New York a lavorare o a studiare. Dirò ai miei genitori che sto male qui a Roma. Vedraicantano I Cani. Io appresso. E intorno a me tutti se ne vanno, o se ne sono già andati, seguendo il percorso mentale che più gli si addice. Il mio non l’ho trovato, sebbene lo cerchi. Ma finché rimango inchiodata qui, con la scusa dell’università, piuttosto che di finanze, non capirò mai qual è il mio punto di partenza. Figuriamoci l’approdo. Una marea di gente che si sposta e si ricolloca, in una mobilità infinita che fa venire le vertigini a chi rimane fermo.
     A tratti mi chiedo se quelle malvagità represse da attuare io non le scarichi tutte addosso a me stessa, impedendomi di essere ciò che vorrei: un cazzo di cervello in fuga. E sopravvivverei, certo, non vivrei appieno altrove. Lavorerei. Incontrerei gente. Piangerei e riderei. Ma sarei forse nel posto in cui voglio stare, sicuramente lontana da quello che invece mi va stretto.
     Beato il coraggio di chi parte.
     Beato il coraggio di chi resta.

     Mi basta Siena, per adesso. E sta sicuro che lo faccio.
     Poi, a fine settimana, se ne riparla. Londra non mi sarà bastata e Siena sarà stata breve. E ricomincerò a progettare fughe da non attuare. Perchè, forse, sotto, sotto ha ragione chi mi suggerisce che nella mia cella sto bene: dipingo le sbarre e rendo la costrizione camaleontica.

     Bella pe’ voi.    

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Succede così: torni dal tuo viaggio di laurea, torni con La Vecchia, la sister e la cugina, e tutto riprende la sua naturale quotidianità. Qualcosa l’hai lasciato lì per sempre (qualcosa che sotto, sotto ha a che fare con una certa ingenuità), qualcosa te lo sei portato dietro. Ma tanto ci torni, si sa.

 

Nell’estrema tenerezza di una passeggiata a St. James’, sottobraccio a La Vecchia, mentre gli scoiattoli si rincorrono e la cugina urla di gioia ché non ne aveva mai visti, la sister tenta invano di catturare il momento con la sua videocamerina onnipresente. E tu, chissà perché, pensi a tuo nonno.
L’unico capace di amare qualsiasi western, unico nel suo lasciarsi coinvolgere anche dal più scontato B-movie poliziesco di seconda mano, quelli dalla patina ingiallita, i cui attori sono morti e stramorti, o forse solo semplicemente resi irriconoscibili da un invecchiamento cui non sanno rassegnarsi.
E di tutta quella natura che ti circonda, di tutto quel flusso d’amore che ti trascina manco fossi fatta d’acido lisergico, una voce orfana d’autore attraversa la testa:

Atteeeento. Attento che mo’ quello esce da dietro er muro e te spara

La voce del nonno che, esperto del genere, prevede in anticipo le mosse dei nemici e tenta, convinto forse di essere anche lui su un flusso catodico capace di farsi veicolo di pensieri per osmosi, di mettere in guardia lo sceriffo. Quello mica l’ascolta, s’avvicina al muro, e gli sparano.

 Te l’avevo detto, io

Me l’aveva detto, lui. 

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Quest’anno inzia bene: già sto incazzata. Ma questa è prassi.

Un pizzaiolo italiano, amico di mio padre, da anni Londoner, ci invia un video del Capodanno nella capitale della Gran Bretagna. Fuochi artificiali che scoppiano nella placida calma dei rintocchi del GrandeBen, luci, euforia, musica. E la metro aperta.
Penso alla serata di Capodanno romana, quando gli autobus si fermano drasticamente alle 21.30 e ‘ndo stai, stai, tocca che te ce fermi almeno fino alla mattina successiva, quando i mezzi riprenderanno a passare. A meno che tu non voglia dirottarne uno ed impossessartene per la serata, l’unica altra valida alternativa è ricorrere ad un taxi. Mmh.


 

Mi è capitato di vedere nei giorni scorsi questo breve ma intenso intervento di un giovane – giovanissimo! – attivista della Coalition of Resistance nella sovracitata Inghilterra. Quanta verve, quanti contenuti, quanto odore di buona rivoluzione! Ché se pure non ci sarà davvero, perlomeno ne hanno potuto respirare l’aria attraverso queste parole.
Dal canto nostro, nel nostro Bel Paese, i giovani ringraziano il Presidente della Repubblica delle Banane per aver ammesso di aver riscontrato “alcune criticità” nel testo della (ormai) Legge Gelmini. Nel messaggio natalizio rivolto a tutti gli italiani, il Grande Capo Penna Veloce, neanche un’ora dopo aver apposto la firma alla condanna ad un futuro d’incertezze per tutti gli studenti, si dichiara vicino a noi, ci comprende. Meglio, ci compatisce. Ancor meglio, se ne frega.
Ma noi, da bravi dialogatori amici del potere, ci stringiamo intorno alla sua figura istituzionale di padrepadrone, incapaci e vigliacchi di proferir dissenso. L’unico momento in cui ho visto uno dei nostri rappresentati tentare di tener testa ad un La Russa qualunque, è stato ad “Annozero”. Peccato fosse del tutto fuoriluogo, e non all’altezza della situazione. Vigliacco – in questo senso sì, caro La Russa – nel non denunciare certi inutili, stolti, fuorvianti ed inconcludenti atti di violenza. Tutto fumo e niente arrosto, per citare la saggezza popolare.

Sarei curiosa di sapere quante eccellenze vi fossero in piazza a Roma il 14 dicembre scorso.
Sarei curiosa di sapere, all’inizio di questo nuovo anno di merda, quante eccellenze avranno il coraggio di rimanere in Italia.

 

Dal canto mio, sento sempre più l’esigenza di rispondere all’appello:

“Coalition of Resistance” wants you to fight!

E, per citare il titolo del libro che al momento è in cima alle classifiche di vendita in Francia (autore: un partigiano 93enne, che è riuscito a surclassare anche un Houellebecq): “INDIGNEZ-VOUS”!

 

Indignatevi, Cristo. Sempre se ce la fate, s’intende.

 

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