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Posts Tagged ‘Inter’

Lo ammetto: ieri avevo tutta l’intenzione di andare allo stadio.
Lo ammetto: prima che iniziasse la partita credevo che, tutto sommato, perdere contro l’Inter in questo momento storico non potesse essere poi così negativo – e sì che tendo a non vedere mai il bicchiere mezzo pieno, eh!
Ma poi, com’è come non è, l’arbitro fischia l’inizio della partita, vedi queste 22 teste di cazzo schierate in campo, distingui nettamente le due maglie, capisci che c’è un nugolo di milanesi (e terroni, come no!) che riposa sugli allori per meriti che, se dobbiamo esser sinceri, non sono neanche tutti loro, e ti dici: ma che cazzo sto affà! Ti insulti, ti senti una cretina al pensiero di esserti illusa, immaginandoti a tifare Inter (o a gufare la tua squadra, che forse è anche peggio), ti rimproveri questa caduta di incoerenza intellettuale e ti senti assai poco orgogliosa dei tuoi sentimenti originari.
Ma credo di esser stata l’unica, o giù di lì.
Non credevo che saremmo arrivati così in basso, non pensavo che una tifoseria potesse insultare un portiere perché – perdìo faccio anche fatica a dirlo! – si ritrova a parare ogni attacco della squadra avversaria durante tutto il primo tempo. Non mi sarebbe passato neanche nell’anticamera del cervello che gente che ama definirsi “tifosa” – forse, nel senso che c’ha il tifo! – potesse recarsi allo stadio con tanto di striscioni preconfezionati inneggianti alla squadra avversaria, artefice di sfottò che vedono se stessa come vittima – il metacalcio, cazzo!
Non puoi venirmi a dire, finto laziale, che l’insofferenza nei confronti dei cugini possa essere così asfissiante da impedirti d’urlare di sbrigarsi a Julio Cesar che temporeggia col pallone in mano – ché poi dev’essere l’arbitro ad incitarlo, non s’è mai visto! E non ho forze, giuro, e mi manca la faccia di ripetere il comportamento da conigli visto ieri sera. E mi dissocio, ovviamente. E dico che questa è la gente che meriterebbe di andare in B.

Lo ammetto (sembro non fare altro dall’inizio di questo post), non sopporto i romanisti, non li ho mai sopportati e potrei continuare a non farlo in secula seculorum. Non potrei neanche immaginare cosa significherebbe se l’A.S. Roma finisse davvero il campionato in cima alla classifica di Serie A, ma credo che, qualsiasi cosa accadesse, non riuscirei comunque a sostenerla (senza considerare che, come non avrei sopportato il sorriso trionfale giallorosso, figurarsi le accuse di vigliaccheria e mancanza d’orgoglio!). È quello stesso tipo di insofferenza che subentra fisiologicamente tra un cane ed un gatto – nessuno ha mai detto al felino che avrebbe dovuto odiare il canide, tout court, eppure lo fa da millenni. Se penso ad un romanista, sorge spontaneo quello stesso pruder di mani che mi pizzica quando vedo il faccione di certi esponenti politici in televisione. Eppure, come ormai vado ripetendo da settimane, una persona, un’identità non può costruirsi solo sull’opposizione ostinata contro un nemico che, spesse volte, è poco più che immaginario. Un’idea si costruisce sempre in positivo, non in assoluto, certamente, ma nel pieno rispetto del confronto col relativo. Un amore non può nascere solo come risposta invidiosa ad un odio incontrastato, non può piegarsi di fronte ad esigenze esterne, non può crollare per stupide ed infondate paure.

In conclusione, non posso sapere come si concluderà il campionato 2009/2010. Ma so che, ad oggi, poco o nulla distingue Lotito e ‘sti dementi. E certi insulti, concedetemelo, ce li meritiamo tutti. Buffoni!

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