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Posts Tagged ‘Emanuele Filiberto’

Sperimentazioni letterarie della figura retorica dell’ironia.
Soggetto: Italia, amore mio.

Al solito, sorvolando sulle scontate polemiche che accompagnano l’evento più atteso (da chi, poi?) dell’anno, invio le mie più sentite congratulazioni al principe (di chi, poi?) Emanuele Filiberto per la sua invero assai meritata scalata sul podio.
Emanué, nun je dà retta a tutti quelli che vorrebbero infangare il tuo nome, ripescando vecchie e infantili polemiche, come quella del 2007 in cui, secondo le malevole voci di giornalisti corrotti, comunisti e repubblicani, avresti chiesto insieme a papà un risarcimento di 260 milioni di euro dal nostro Stato per danni morali!
E non dar retta a coloro i quali, pur di difendere quel cocainomane di Marco “Morgan” Castoldi, sbandierano ai quattro venti che appena quattro mesi fa hai ammesso di esser stato anche tu tossicodipendente. Ché poi si sa, no?, hai smesso. Vero?
Lascia fare che “Italia amore mio” aveva un testo che faceva rabbrividire i vivi e i morti (tipo quelli delle Guerre Mondiali), e che, insomma, lo dico sottovoce tra me e te, ché nessuno lo senta, c’è un motivo se sei principe e non cantante, e che la musica nella migliore delle definizioni potrebbe essere “inascoltabile”. Dà la colpa a Pupo, fidati. Scarica barile, ché noi italiani siamo abituati a voltar faccia – e questo non so se puoi saperlo, visto che, purtroppo, sei stato via così tanto.
E, detto tra noi, rispondi con un sorriso a chi avanza la battutina maliziosa: “Eh, t’è piaciuta talmente tanto ‘st’Italia che te sei sposato ‘na francese!”. Che ne sanno, loro, dell’amore, dell’orgoglio, del sentimento di patria.
La gente è cattiva, Emanué. E gli italiani, nello specifico, lo sono forse anche di più. Ricordati che t’accusarono di essere un pirata informatico, quando cercasti di chiudere un sito scomodo alla tua famiglia perché papà (benedetto ‘ndo se trova!) s’immischiò in quello scandalo tra mignotte e gioco d’azzardo a Campione d’Italia.
E diglielo, diglielo a questi malfidati mangiabambini che tu sei una persona, e papà è un’altra, che tu non c’entri nulla col traffico internazionale d’armi degli anni Settanta, e con l’assassinio gratuito e spregiudicato di quel ragazzo diciannovenne sulla barca. E la tessera numero 1621 della loggia massonica P2, alla quale appartenne anche il nostro presidente del Consiglio (emerito e stimato, vieppiù), era di papà, mica tua!
E sai che ti dico? Che papà aveva ragione quando disse che “questi giudici sono dei poveretti, degli invidiosi, degli stronzi” che passano il loro tempo ad ascoltare le conversazioni altrui, “dei morti di fame che non hanno un soldo. Devono stare tutto il giorno ad ascoltare, mentre probabilmente la moglie gli fa le corna”. E c’aveva ragione pure quando disse che le leggi razziali sottoscritte dai suoi avi “non sono poi così terribili”. E che cristo! “È tempo che tu sappia di chi sei figlio”, diceva il grande Alberto Sordi in “Un Americano a Roma”.

Emanuè, va sereno verso la vittoria che t’attende. Ci siamo presi “Ballando con le stelle”, ci siamo acchiappati il sanremese festivàl, e dai che vinciamo anche le prossime elezioni! Così tocca fare, principe, bisogna assuefare l’italiano medio a votare monarchia.
Chè poi, qualcuno che dice “Mejo pochi che magnano, che tanti che rubbano” ancora c’è.

W Emanuele Filiberto di Savoia, Principe di Venezia!
W la monarchia!

… ‘ccodì!

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La vita di un uomo non si può spiegare con una sola parola” (“Citizen Kane”), ovvero di come sarebbe stato utile applicarmi nell’algebra booleana o perdermi nei meandri del “Tractatus logico-philosophicus” del buon caro vecchio Wittgenstein per comprendere meglio alcune questioni mistiche.

Credevo che personaggi del genere esistessero solo nei racconti di Benni o Pennac.
E invece anch’io ho incontrato la mia personale Saltatempo, sebbene non abbia nulla a che vedere con orobilogi o alfapuzzole. Anch’io ho il mio personale capro espiatorio, per quanto non ci sia da imputarle nulla, ad esser sincera.

Lei è, semplicemente, la Mistica. Così me l’hanno presentata, perché così la conoscono gli abituée della biblioteca in cui vado a studiare nell’ultimo periodo. Nessuno ha detto loro che quello sarebbe stato lo pseudonimo giusto da usare, ma chiunque abbia avuto modo d’incrociarla sa che non potrebbe esser definita in altro modo.
Il suo candore emana un’aura spirituale, decisamente non religiosa.
La Mistica è interamente vestita di bianco: Superga bianche, calze bianche, pantaloni bianchi e maglia bianca. Anche i capelli son lunghi e canuti. Il suo sguardo è bianco, e con ogni probabilità potrei definire “bianco” anche il suo modo di parlare. Se solo lo facesse.
Nessuno l’ha mai sentita proferire verbo, eppure pochi audaci son pronti a giurare che sia tedesca (d’altronde, in zona ne giran parecchi, di tedeschi, per via del Goethe Institut suppongo). Chissà quanta leggenda c’è in queste testimonianze.

Tutti i giorni, ieri come oggi, alla stessa ora, puntuale, la Mistica entra nella biblioteca, con un passo bianco e silenzioso, si sceglie il suo posto – sempre il solito, perché non c’è anima viva che s’azzardi ad occuparlo prima di lei – e organizza il tavolo per la sua attività: una serie di buste della Sma accuratamente piegate e poste in fila, un raccoglitore ed un quaderno, una penna alla sua destra, ed una serie di riviste – inglesi, tedesche, francesi e spagnole – alla sua sinistra. Infine, tira fuori dalla sua candida borsa un paio di forbici. Tira un profondo respiro, dicono, e comincia l’operazione.
Eterea e al limite dell’inconsistenza, sfoglia, pagina per pagina, quei settimanali scandalistici, seleziona con cura maniacale le notizie che le premono, e comincia a sferruzzare con le forbici come fossero cesoie accanite di fronte ad una siepe da anni nell’incuria.
Solo alcuni articoli le interessano, almeno a sentire quanto raccontano su di lei: tutto ciò che riguarda le famiglie reali sparse sul globo terrestre, fotografie o piccole didascalia, articoli da prima pagina o spot pubblicitari con un principe sovrappeso come testimonial, è dunque degno d’entrare a far parte del suo raccoglitore.
*

È maniacale. A tratti inquietante. Tutti i giorni, l’eterno ritorno nietzschiano. Credevo di viver in una sorta di “sliding doors”. Stesso posto, stessi abiti, stesso rituale. Identica percezione visiva acromatica intrappolata in ogni suo gesto. La Mistica, dicono, è l’insieme di tutti i colori o nessuno di questi.

Ma d’altronde, per quanto se ne parli, sebbene sia l’argomento più quotato all’interno della biblioteca, nessuno sa chi sia davvero questa donna – forse è solo un’identità racchiusa in una domanda sospesa nell’aria per fare amicizia (“L’hai vista? È sempre lei! Sempre alla stessa ora!”).
E potrei aprire dissertazioni che, per quanto necessariamente finite, potrebbero esser a tal punto indefinite ed insoddisfacenti da non permettermi la soddisfazione del concetto e quindi la sua non finitezza contenutistica.

So solo che ci son casi in cui è impossibile stabilire un valore di verità.
* Non ho potuto fare a meno di pensare che l’onnipresenza di Emanuele Filiberto in ogni programma Rai almeno a qualcuno potrebbe tornare utile, ecchecazzo!

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