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Posts Tagged ‘Berlusconi’

Quando andavo domandandomi perché mai si permettesse alle parlamentari di farsi ingravidare (col rischio di sgravare durante il voto di sfiducia) e ai sudtirolesi di esprimere un’opinione (roba che già dal nome del partito – Südtiroler Volkspartei – qualche domanda lecita circa la lefittimità della presenza dello stesso alla Camera e al Senato sarebbe anche potuta sorgere), solo per pudore non m’addentravo nelle questioni più scabrose che stavano stuprando l’onestà intellettuale di chi forse questa verginità non l’ha mai potuta vantare. Solo perché m’arrestavo nel provocatorio.

Passi che c’è chi vende voti in cambio di un terzo del Parco dello Stelvio (sempre gli stessi, poi dici); passi che c’è chi di valori in quest’Italia ne ha solo nell’etichetta politica attribuitagli fors’anche controvoglia da un Di Pietro scatenato, che avrebbe fatto invidia solo al miglior Jake La Motta; passi il goliardico, scandaloso, eccitante bacio di Giuda tra B. e Casini, che riporta alla mente ben altri casini e ben altre battutacce da camerata; passi l’unico Guzzanti uscito strano, che tiene sulle spine l’elettorato, manco fossimo al peggiore dei telequiz serali; passi per il Gruppo Misto e Noi Sud, e per quella loffa di Moffa, che ha fatto dell’indecisione virtù.

Ma non posso sopportare imbelle certe colpevoli contraddizioni che sfiorerebbero il ridicolo se solo non gettassero il Paese in mano ad approfittatori, magnaccia, mafiosi, corrotti e piduisti (assassini lo metto tra parentesi perché poco evidente, perché poco diretto).
Movimento di Responsabilità Nazionale si chiama. Una responsabilità che l’amante dell’agopuntura Domenico Scilipoti, l’amico di Veltroni Massimo Calearo, e Bruno Cesario, che già dal cognome avrebbe dovuto suggerire un’azione dolorosa, dovranno assumersi, per rendere conto ad un Italia sfatta che reclama giustizia sociale. Responsabilità che dovranno condividere con la Siliquini (sì, proprio lei, quella che disse di voler decidere “guardandomi allo specchio”), che già il giorno successivo alla votazione in aula, è corsa a cancellarsi dal gruppo di Fli alla Camera, per aderire al Gruppo Misto (e perché non a “L’Uomo Qualunque”?) e con la Polidori, cugina del fondatore di Cepu, sponsor non ufficiale del Cavaliere.

Gente che s’allea, favorevole alla proposta di sfiducia, e poi vota contro.
Gente che in cambio di mazzette e faoritismi lancia nel cesso la dignità umana, scaricando con veemenza per non vederla più, per non sentirne la scomodità.
Gente che per una poltrona venderebbe anche la moglie o la madre. E chissà che non l’abbia già fatto.

E non ho più la forza, o forse la voglia, di continuare a pormi domande. Di chiedermi: “e adesso?”.

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 [Rimando immediatamente a questo link !!!]

Per non lacerarmi l’ulcera che m’è cresciuta tra una dichiarazione di Ciancimino e l’altra, eviterò di parlare di come un reality come il Grande Fratello batta, almeno secondi i dati dell’Auditel, gli ascolti registrati per il telefilm su Basaglia (che poi, per carità di dio, sarà stato una cagata anche questo, ma almeno i personaggi della serie televisiva erano volutamente squilibrati, non accidentalmente rivelatisi tali).

L’ulcera, la lascio stare. Ma il sangue amaro tocca farselo venire uguale.
Sorseggiando il caffettino del post-pranzo, spalleggio mia madre durante la visione di “Festa Italiana”, condotto dalla cerebrolese partenopea per eccellenza: Caterina Balivo (lo so, lo so, avreste tutti risposto “La D’Urso!”).
Fastidiosa come solo una birra analcolica sa essere, la sub-mentale presentatrice accoglie in studio un ospite attesissimo: il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni.
E io lì: “E perdìo, cazzo, ce l’abbiamo fatta! Dopo esserci fatti prendere per il culo per settimane dal nano di corte Brunetta (lo so, lo so, avreste tutti detto “Berlusconi!”), facendoci insultare perché scansafatiche mantenuti e bamboccioni, finalmente il Nostro ministro risponderà a tali provocazioni. Finalmente chiarirà la posizione del Governo in merito!”.
Mmh. Sì. Che poi magari Giorgiona l’avrebbe anche fatto, solo che non le è stata data l’opportunità: tra domande che manco Alfonso Signorini (“Dove si vestono le Ministre?”) e soddisfazione di stupide e vuote curiosità (“E’ vero che da giovane aveva un banchetto a Porta Portese? E ancora va lì a fare la spesa?”), la sovra citata presentatrice-senza-qualità pone al Ministro-senza-portafoglio la domanda che tutti gli sventurati e casuali giovani ascoltatori si aspettavano di sentire: “Cosa ne pensa delle parole del Ministro Brunetta?”.
La Mecojoni, che nel corso della trasmissione, almeno a mio parere, si stava trasformando lentamente in Gollum, si ricompone, mette su un’espressione seriosa e professionale, si sistema i capelli e si assetta meglio sulla poltroncina in simil pelle pagata da noi contribuenti, prende coraggio e asserisce con quel suo accento tanto marcatamente romano quanto fastidioso*:
“Io a Renato (n.d.a. Brunetta) j’ho detto: come pò ‘n ragazzo, anche laureato, co’ un màste’ o co’ ‘n dottorato a’e spalle, che fa ‘n lavoro a tempo determinato pe’ 15.000 euri annui, 700 euri mensili, annà a vive’ da solo e pagasse ‘n affitto, quanno questi arivano a sfiora’ pure i 900 euri ar mese?!”.

Sì, vabbè, – dicevo io – poco male, sta dicendo ciò che di più scontato, per quanto vero, potesse ribattere (e infatti, il pubblico di italiani medi lì seduti applaudiva con vivo trasporto).
Sì, vabbè – dicevo io – poco male, siamo all’inizio, adesso tirerà fuori proposte alternative e si farà girare i coglioni (che probabilmente ha).
Sì, vabbè, Giorgé, parla però!

Niente. Morta. Abortita sul nascere la speranza di sentire cosa il Ministro della Gioventù, chiamato direttamente in causa dal dibattito incandescente incendiatosi per opera di quel piromane di Brunetta, avesse da dire. Giorgia Mecojoni stava ancora farfugliando, ad esser sincera, qualche abbozzo di legge ancora in via di sviluppo al fine di sostenere i giovani per quanto riguardo l’accensione di mutui bancari, quando la Balivo, da brava soubrette napoletana da quattro soldi, riporta un confronto che rischiava di diventare troppo serio ed ingombrante per lo spazio televisivo del primo pomeriggio italiano ad un’intervista da giornaletto scandalistico:
“Ma senta un po’” e via che s’appiccica in faccia quell’espressione furbetta e birbantella della tipica ficcanaso stracciacazzi “è vero che lei se n’è andata di casa solo l’anno scorso?”.
Ma ‘sti cazzi, oserei dire! E chi se ne frega anche dell’auto e del parcheggio privato della Meloni, perdìo!**

Al solito, per avere una voce in capitolo, ci toccherà aspettare che qualche comico prenda le nostre difese, magari in qualche programma in seconda serata.

* E lo dico da romana.

** G.M. – C’avevo ‘a 500, quella vecchia, ma che bella era? E poi me l’hanno pure rubbata!
C.B. – Ah… e quando?
G.M. – Eh… quanno c’avevo!

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