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Posts Tagged ‘attentato’

Per chi ha la fortuna di avere un lavoro, il 7 gennaio è il giorno in cui si rientra dalle feste natalizie, ancora più stanchi e svogliati di quando si è abbandonato l’ufficio il 23 dicembre.
Si abbandona il letto a malincuore, ci si imbottiglia nell’usuale traffico dell’ora di punta, si incrociano di nuovo le stesse odiate facce di sempre. Si starnutiscono auguri in faccia a chi non si è deliberatamente voluto incontrare per due settimane. Ci si attaccano a ogni stretta di mano, per contatto manco fosse herpes, l’insoddisfazione e l’amarezza dell’ineluttabilità della monotonia quotidiana. E si riversano, forse, altre frustrazioni ai mal capitati di turno, ché loro non c’entrano nulla.

Questo, a meno che non si ami il proprio posto di lavoro tanto quanto la mansione che in esso si svolge. Non so cosa voglia dire, ché non ho mai lavorato nella redazione di un giornale, e forse è l’illusione figlia dell’invidia, ma credo questa mattina fosse altro il clima nella sede parigina di Charlie Hebdo. Li immagino diversi, i 12 che perderanno la vita di lì a breve e gli altri, inconsciamente ancora padroni delle loro vite.
La vita nella redazione di una rivista satirica non dev’essere necessariamente allegra come il suo prodotto finale, lo so bene. Sarà fatta anche di carte, burocrazie, problemi, questioni, censure, discussioni. E altrettanto bene so di cosa non dev’essere fatta: di attacchi, di kalashnikov, di morte, di terrore, di lacrime.
Qualcuno ha sovvertito un ordine ancestrale, quello della vita nel suo compimento, e ha cercato di silenziare non un diritto, ma un imperativo morale, quella della libertà e dell’espressione. Lo ha fatto nel modo più spietato e dannoso, coinvolgendo fede e razza, profeti e seguaci, rendendo tutti vittime di qualcosa di più grande e apparentemente intoccabile.
Vittime i giornalisti, i disegnatori, gli stagisti, le segretarie; vittime le forze dell’ordine, i cittadini, una nazione. Ma vittima sarà anche chi non c’entra nulla, qualora decidessimo di lasciarci travolgere dall’ondata di stolti pregiudizi che atti del genere contribuiscono ad alimentare. Saranno vittime ancora di più i mussulmani residenti in Francia e ovunque in Europa, o chi di questi tempi ha solo la sfortuna d’avere tratti arabi o provenienze geografiche orientali. Lo diventeranno, se lasceremo che si travalichi il limite del buon senso e si ceda alla tentazione di saziare la propria fame di giustizia alla mangiatoia dell’odio razziale che in queste ore politici e xenofobi riempiranno con secchiate di merda.

Troppe inutili vittime stanno perdendo la vita è la dignità in questi ultimi tempi.
Il 7 gennaio ormai non sarà più per il giornalismo, per la libertà e per l’Europa un giorno che si trascina stanco dopo le feste.
Cerchiamo almeno di farlo diventare, da qui in avanti, il giorno grazie al quale abbiamo capito che siamo tutti infedeli, traditori e nemici agli occhi dell’intolleranza. Senza differenze. 

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