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Archive for the ‘Calcio('n culo)’ Category

Se da un lato i verdi e frustrati padani esultano senza neanche vergognarsi al goal del Paraguay, dall’altro l’Hippy e la maggioranza della popolazione italiana se ne vanno a letto tranquilli, con la prospettiva di un pareggio che, tutto sommato, sembra convincerli.
E comunque, cazzi loro.
Se da un lato quel tamarro napoletano evidentemente in sovrappeso di Cannavaro, coricandosi in questi giorni, non fa altro che proiettarsi nella mente l’immagine della sua persona che solleva la coppa del mondo con sguardo ebete e vagamente soddisfatto, dall’altro (sempre) l’Hippy stringe, per dir così, le chiappe al pensiero che qualcuno dei quattordici juventini convocati per questi mondiali possa commettere un errore madornale ed imperdonabile, così da attirare l’attenzione su di sé e rivelare il connubio tra il Lippi junior e il procuratore della suddetta squadra di gobbi (che poi, si sa, sono la stessa persona, e via così si spiegan molte cose).
E comunque, cazzi loro.

Son altri, al momento, i fatti che mi premono. E lasciando da parte quelli che richiederebbero davvero una riflessione profonda – ché non mi sembra questa la sede per affrontarli –, mi chiedo come minchia sia possibile che in questi giorni io non riesca a dormire. Ad esser sinceri, per dormire, dormo, ma il concetto del “riposare” è sempre più un afflato di utopia. Sogno sempre (e con una verosimiglianza da far impressione, quasi sognassi in 3D) che accanto a me ci sia l’Uomo, e che io debba farmi piccina, nascondermi tra le pieghe del lenzuolo per concedergli lo spazio necessario alla reciproca sopravvivenza notturna.
In alcuni casi, quando sto quasi per varcare la soglia del risveglio (con buona pace di Curi e dei suoi saggi, per altro, qui c’è ben poco di politico!), immagino addirittura di essermi addormentata prima di averlo riaccompagnato a casa, e distinguo nitida la scena alla mattina, con la Mutter che spalanca di scatto la porta scorrevole della mia camera da letto e si ritrova l’Uomo disteso mezzo nudo nel letto della figlia, e, dopo aver tratto conclusioni neanche troppo affrettate a sfondo sadicosessuale, presa da un’extrasistole incontrollata e incontrollabile, si accascia a terra, sbavando e strabuzzando i suoi occhietti bigotti, inseguendo con lo sguardo vacuo una risposta che non arriverà mai. Piacevole. Assai.
Comunque, al di là dei vagheggiamenti mentali, il contenuto latente continua a non apparirmi chiaro, per quanto deduca che un banale intervento di studi freudiani potrebbe fornire ipotesi quando non convincenti, per lo meno verificabili.
Ma son stanca da giorni, e questo è un fatto. E non sto facendo un cazzo, e questo è un altro.

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Lo ammetto: ieri avevo tutta l’intenzione di andare allo stadio.
Lo ammetto: prima che iniziasse la partita credevo che, tutto sommato, perdere contro l’Inter in questo momento storico non potesse essere poi così negativo – e sì che tendo a non vedere mai il bicchiere mezzo pieno, eh!
Ma poi, com’è come non è, l’arbitro fischia l’inizio della partita, vedi queste 22 teste di cazzo schierate in campo, distingui nettamente le due maglie, capisci che c’è un nugolo di milanesi (e terroni, come no!) che riposa sugli allori per meriti che, se dobbiamo esser sinceri, non sono neanche tutti loro, e ti dici: ma che cazzo sto affà! Ti insulti, ti senti una cretina al pensiero di esserti illusa, immaginandoti a tifare Inter (o a gufare la tua squadra, che forse è anche peggio), ti rimproveri questa caduta di incoerenza intellettuale e ti senti assai poco orgogliosa dei tuoi sentimenti originari.
Ma credo di esser stata l’unica, o giù di lì.
Non credevo che saremmo arrivati così in basso, non pensavo che una tifoseria potesse insultare un portiere perché – perdìo faccio anche fatica a dirlo! – si ritrova a parare ogni attacco della squadra avversaria durante tutto il primo tempo. Non mi sarebbe passato neanche nell’anticamera del cervello che gente che ama definirsi “tifosa” – forse, nel senso che c’ha il tifo! – potesse recarsi allo stadio con tanto di striscioni preconfezionati inneggianti alla squadra avversaria, artefice di sfottò che vedono se stessa come vittima – il metacalcio, cazzo!
Non puoi venirmi a dire, finto laziale, che l’insofferenza nei confronti dei cugini possa essere così asfissiante da impedirti d’urlare di sbrigarsi a Julio Cesar che temporeggia col pallone in mano – ché poi dev’essere l’arbitro ad incitarlo, non s’è mai visto! E non ho forze, giuro, e mi manca la faccia di ripetere il comportamento da conigli visto ieri sera. E mi dissocio, ovviamente. E dico che questa è la gente che meriterebbe di andare in B.

Lo ammetto (sembro non fare altro dall’inizio di questo post), non sopporto i romanisti, non li ho mai sopportati e potrei continuare a non farlo in secula seculorum. Non potrei neanche immaginare cosa significherebbe se l’A.S. Roma finisse davvero il campionato in cima alla classifica di Serie A, ma credo che, qualsiasi cosa accadesse, non riuscirei comunque a sostenerla (senza considerare che, come non avrei sopportato il sorriso trionfale giallorosso, figurarsi le accuse di vigliaccheria e mancanza d’orgoglio!). È quello stesso tipo di insofferenza che subentra fisiologicamente tra un cane ed un gatto – nessuno ha mai detto al felino che avrebbe dovuto odiare il canide, tout court, eppure lo fa da millenni. Se penso ad un romanista, sorge spontaneo quello stesso pruder di mani che mi pizzica quando vedo il faccione di certi esponenti politici in televisione. Eppure, come ormai vado ripetendo da settimane, una persona, un’identità non può costruirsi solo sull’opposizione ostinata contro un nemico che, spesse volte, è poco più che immaginario. Un’idea si costruisce sempre in positivo, non in assoluto, certamente, ma nel pieno rispetto del confronto col relativo. Un amore non può nascere solo come risposta invidiosa ad un odio incontrastato, non può piegarsi di fronte ad esigenze esterne, non può crollare per stupide ed infondate paure.

In conclusione, non posso sapere come si concluderà il campionato 2009/2010. Ma so che, ad oggi, poco o nulla distingue Lotito e ‘sti dementi. E certi insulti, concedetemelo, ce li meritiamo tutti. Buffoni!

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Ovvero: delle strane abitudini della Mutter.

[Roma, 01 marzo 2010 h: 13.53]

Che poi io mi chiedo se possa ridursi a questo la vita matrimoniale.
“E’ più complessa de così”, direbbe il triste tipo che tentò d’abbordarmi all’artistico circolo, venendo ripagato con la sua stessa moneta e/o con compassionevoli rifiuti.

Ieri sera me ne stavo sdraiata sul divo in camera da pranzo, di fronte al posticipo di campionato, a tratti rosicando per l’ingrata vista di Delio Rossi sulla panchina del Palermo e infastidita dalla dolorosa visione di Liverani con la maglia rosa – immagine che, sebbene siano passati anni, non riesco ancora del tutto a fare mia, cristoddio.
Accanto a me, El Faaab, stimabile padre, degno marito dicono, ma affetto da preoccupanti attacchi di narcolessia. Uomo distrutto dalla stanchezza durante la settimana, ma che, inspiegabilmente, riesce a trovare soporifero qualsivoglia programma televisivo del dopo cena anche nelle giornate di nullafacenza quali risultano essere quelle della domenica – addirittura quando gioca la sua adorata (sic.) Lazio s’abbiocca con fulminei e preoccupanti cali di veglia.
Tant’è, anche ieri sera lasciava ciondolare la testa come i neonati, sbattendo clamorosamente per di più la nuca contro la parte alta della spalliera del suddetto divano. Bestemmiando, logico. Maledicendo la birra bevuta a cena, colpevolizzandola come fosse stata la pozione indegnamente somministratagli per indurlo contro la sua volontà al sonno – con buona pace dello stupore mio e della Mutter, s’intende.
Niente. Sullo schermo ventidue idioti appresso ad un pallone, la tifoseria gobba che non smetteva di cantare, Delio Rossi che ciancicava gomme da masticare assomigliando sempre più a Popeye, ingredienti di una partita che, a dispetto delle aspettative, non emozionava in particolar modo. Lui, dal canto suo, russava fastidiosamente.
Mutter alla mia destra troneggiava sulla poltrona, mordendosi le unghie al suo solito, abitudine che nell’ultimo periodo è andata viepiù accentuandosi vista anche la drastica riduzione di nicotina che il suo corpo sta registrando dal primo di gennaio.
Staccava un pezzettino d’unghia e si sporgeva oltre il mio corpo, separé piuttosto scomodo se il tuo intento è spiare cosa sta avvenendo dall’altra parte del divano. E lo fissava. Lo fissava. Continuava incessantemente a fissare El Faaab mentre il poveraccio dormiva. Poi, all’apice d’un fastidio che ancora non riuscivo a capire da cosa o da chi provenisse, mi dà di gomito, richiama la mia attenzione schioccando le dita dell’unica mano ancora indenne alla sua onicofagia. Mi volto verso di lei. Alza il mento in direzione del pater familias, lo indica, vuole che io lo guardi a mia volta.
Mi giro ed il Faaab continua a sonnecchiare, sbuffando aria dalla bocca, spingendo in fuori le labbra.
La scena appena descritta si è ripetuta Iddio solo sa quante altre volte e quante altre ancora in precedenza è già successo. Lui ronfa. Io guardo la partita. Mia madre lo spia, mi fa cenno, pretende che io condivida. Fine. Again and again.

Il punto, ora, è: perché la Mutter, cazzo, si mette lì, impegnando la sua serata che potrebbe piacevolmente trascorrere in qualsivoglia altra gustosa maniera, guarda l’uomo che ha sposato, coinvolgendo la figlia nell’atto e, infine, anche accusandolo (dico, accusandolo!) di dormire quando questi si sveglia di soprassalto, va a letto anche un po’ col culo girato? Cos’è ‘sta mania da voyeur che ha sviluppato nell’ultimo periodo? E cosa succederebbe se, per una cazzo di sera, El Faaab rimanesse sveglio, cosciente e arzillo, mettendocelo nel celeberrimo posto a tutte e due?

Finale a sorpresa: durante l’intervallo tra il primo e il secondo tempo della partita, si ridesta, e, telecomando alla mano, cambia canale, piazzandoci tutti davanti alle olimpiadi di Vancouver. La donna, rottosi ormai il giochino, se ne va in camera sua a smanettare al computer. Io, nel mio cantuccio rannicchiata, attendo che riprenda la partita. Ma, meraviglia!, El Faaab si riaddormenta, telecomando alla mano, sempre. Rimane così mezz’ora, la televisione che esalta l’oro italiano nello slalom, mentre io, rosicando perché m’era impossibile cambiare canale, mi butto a letto.
Solo stamattina ho scoperto che ha vinto il Palermo. Cazzo, per una volta che trionfa la squadra per cui tifo.

* “Rear window” (“La finestra sul cortile”) di Alfred Hitchcock 

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Morgan è allontanato dal Festival di Sanremo.
John Terry potrebbe non essere più il capitano della Nazionale Inglese di calcio.
Silvio Berlusconi è ancora al governo.

Il mondo intero sembra parlare solo di Morgan e cocaina.
…che poi ‘ste storie fanno male all’equilibrio psico-fisico di mia madre, la quale ieri ha ben pensato di mettere in moto le sue pliche vocali per chiedermi: “Ma… senti un po’. Qua (n.d.a. “in televisione”) dicono tutti che la cocaina sta diventando la droga più usata, anche dai giovani. Che la si vende a bassissimo costo. Che, insomma, la pippa anche l’insospettato. Tu ne sai niente?”.
S. – No, ma’. Per quanto, c’hai ragione pure te, dare sei esami nel giro di una sessione di neanche due mesi a Lettere te lo fa venir pensato.
Mutter – Ma nooooo! Ma che dici! Io mica intendevo te! Volevo sapere se conosci qualcuno intorno a te che ne fa uso… dice che è così diffusa.

Sagace. Da donna astuta quale da sempre è stata la Mutter, tenta di sondare il terreno e farmi cantare. Hai voglia a spiegarle che non conosco nessuno (e che se anche lo conoscessi non metterei la notizia in bocca a “Radio Serva”, comunque).

Ma la questione non è questa. Ho divagato, al solito.
Dicevo: il Bel Paese sembra parlare solo di Morgan e cocaina. Io no. Io mi rifiuto. Io non esprimo giudizi (tanto più che il sovracitato cantautore è sempre stato uno di quei personaggi dei quali non ho mai capito quale opinione avessi, se mi stesse sul cazzo a bestia o se fosse un idolo).
Stamattina, invece, vorrei riportare l’attenzione sulla delicatissima decisione che spetta in giornata a Fabio Capello (un altro che, invece, non ho mai sopportato molto – vedi anche: fede laziale): John Terry è degno di essere ancora chiamato capitano della nazionale inglese (pur assomigliando in maniera così impressionante ad Edward Norton)?
Eh sì, son problemi.
Eh sì, tanti abitanti dell’isola non c’hanno chiuso occhio (sicuramente non Terry).

La realtà è molto meno forzatamente ironica di quanto io non voglia tratteggiarla, perché fornisce inoltre interessanti spunti di riflessione anche sulla nostra attuale situazione socio-politica. In Inghilterra la particolare sensibilità cockney dà vita ad una reazione dicotomica: da un lato, si ricerca affannosamente il pettegolezzo, anche il più spicciolo e banale (se Clinton fosse stato il Premier inglese, mi son sempre detta, a quest’ora stava spalando merda nelle campagne scozzesi!), dall’altro si etichettano personaggi pubblici, a volte anche virtuosi nel loro campo ma dediti a qualche inoffensivo vizietto, come cattivi modelli ed inetti al loro mestiere. 
Ditelo a John Terry, eccellente difensore del Chelsea nonché attuale (forse ancora per poco) capitano della Nazionale Inglese di calcio, che si è visto crollare mondo e carriera addosso per una scappatella extra-coniugale, tanto che oggi spetterà solo alla decisione del ct della nazionale inglese, Fabio Capello, se riabilitarlo alla guida della squadra o lanciare la sua fascetta in pasto ai leoni.
Potreste ribattere, sì, ma ricordati che qualche giorno fa prese anche a pugni un deejay di un locale di Londra solo perché non aveva alcuna intenzione di metter su la sua canzone preferita! Quisquilie.
Potresti altresì aggiungere, sì, dai, però la puttanella in questione (quella che si è ravanato, sì!) era anche la ragazza di un suo collega, nonché carissimo amico (n.d.a. Bridge), e che, a dirla tutta, la suddetta si fece visitare anche da altri tre calciatori alternandoli a turni come nei migliori gironi calcistici! Carabattole.
In conclusione, potreste anche addurre a sostegno dell’accusa, sì, dai, ma ha fatto saltare anche il match di FA cup perché voleva tornare a casa dalla moglie a chiederle scusa in ginocchio! Sottigliezze.

Ma qui, la riflessione che sorge spontanea è di ben altro carattere: un uomo – e che uomo! -, colpevole solo di aver tradito la compagna, in Inghilterra viene messo in discussione e (forse) allontanato dalla propria carica calcistica, manco fosse un pariah indiano, cristo!
In Italia, un uomo che si intrattiene privatamente con una diciassettenne nel suo studio (e che poi tenta di ficcarla ovunque, dagli scenari politici alla ribalta televisiva), che viene lasciato pubblicamente dalla moglie per il suo atteggiamento equivoco, che candida come Ministro delle Pari Opportunità una donnina da calendario – anche un po’ ipertiroidea -, che sbatte mignotte di ogni sorta a Montecitorio manco fosse ‘na casa chiusa, che compare in alcune foto in compagnia di soubrettes e decerebrate da Grande Fratello, che fa il provola con qualsiasi giornalista/intervistatrice di sesso femminile, purché non di sinistra, che gli si presenti di fronte, è degno invece di rimanere alla carica del governo?

Mah.

Almeno John Terry non è stato imputato in più di venti procedimenti giudiziari, eccheccazzo!

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