Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for novembre 2010

Vorrei studiare. E invece, come ogni mattina, c’è qualche pensiero scomodo che si piazza sotto il culo e non riesce a farmi rilassare sulla sedia. E allora scrivo, muovendomi di qua e di là, senza trovare conforto.
Stamattina capisco che sarebbe stato meglio continuare a sostenere quel sistema d’illusioni di leopardiana memoria, sospendere c on ogni mezzo il desiderio di un piacere infinito. Niente in natura lo è. La natura, e soprattutto gli essere che la abitano, sono fisici e, come tali, scadono.
Soprattutto, so che se la penso così, è perché parto da una considerazione sbagliata, che mi vorrebbe sempre dalla parte del giusto, cullata da quelle che sento essere ragionevoli motivazioni. E sbaglio, provando a mettermi nei panni degli altri, perché ci sto stretta e non sto bene. Ma ci provo.
Devo rimanere in me stessa più che posso, perché, anche se quotidianamente commetto errori evitabili e grossolani, non accuso gli altri di avermi costretta, e vado fiera di ognuno di loro.

Nessuno è più avulso dalla tentazione di sparlare di chi ammette un minimo di collaborazione nell’effrazione di una quotidiana serenità. Questa la riflessione della mattina, che, a quanto pare, non m’aiuta a comprendere perché, senza alleati, combatta contro coalizioni. Sento solo una cortina di rancore calare giorno dopo giorno, nelle parole, nei gesti, nella mancanza di comprensione che una volta caratterizzava la sincerità dei rapporti. Sento solo che nessuno ha la forza o il coraggio o la spudoratezza di dire tutto, esattamente come lo pensa. Edulcorano i contenuti, adattano la forma. Non arrivano al punto, e si crogiolano nel tepore di altre confidenze. E si continua a non capire. E si continua a mentire. A fingere. E si continua ad accusare e a sostenersi, che si sa, è sempre stata un po’ così.

Ma, tutto sommato, questi giorni ho capito davvero un consiglio che mi venne dato qualche tempo fa: condividiamo i piaceri, serbiamo i dolori. Nessuno ha mai avuto da ridire se ti si vede ridere. E se sei tu, per la prima o rara volta, a chiedere aiuto, aspettati sempre una mano ed un giudizio. Insindacabile.

Annunci

Read Full Post »

Riflettevo, tentando d’assurgere all’universale, che le costrizioni più deboli sono con ogni probabilità le più difficili da rompere. Ovvero, tanto più un divieto si configura come facilmente aggirabile, tanto più appare impossibile scavalcarlo.
Questo, per cercare di spiegare la mia titubanza dell’altro giorno, quando, fulminata da un impeto di virtuosistica voglia di fare, mi sono addentrata al parco di fronte casa mia, alla ricerca di un tavolo ed una panchina su cui studiare – azione già di per sé criticabile, lo so.
Ringraziando tutti i cittadini di questa città e le loro attività più o meno vandaliche, nel fottuto Parco Nazionale della Valle dell’Aniene, nell’area che s’allarga di fronte Via Conca d’Oro, sono rimasti solo un paio di tavolini (e per un paio, intendo proprio due): uno relegato in una zona delimitata, comunemente definita “parco dei cani”, ed uno nell’altra porzione di prato dedicata alle restanti bestie, quelle che con tenerezza conquistano un posto nel nostro vocabolario sotto il termine “bambini”.
Ascoltando solo ed unicamente il mio istinto, rispondendo alle esigenze piuttosto equilibrate del mio squilibrato cervello, supero i bimbi urlanti, abdicando in favore dei cani – che pure non amo particolarmente, ma sempre meglio un abbaio di un pianto isterico e capriccioso. Vado per aprire il cancello e poi penso: “ma io non ho un cane”. Di fronte a me, pastori maremanni, tedeschi, inglesi, labrador. Tante bestie quanti padroni. Ed io? Niente. Solo un gatto pulcioso e grasso, e per giunta a casa.
Nessuno mi avrebbe negato l’ingresso, con ogni probabilità, ma l’idea di invadere uno spazio dedicato ad una specifica categoria di esseri viventi, cui sentivo e so di non appartenere, mi ha frustrata e spinta ad allontanarmi, ripiegando tristemente sul tavolino vicino a quei cessi urlanti di adulti in miniatura.
Fosse stato appeso un cartello con su scritto: “Accesso consentito solo ai padroni di cani”, sarei certamente entrata, e alla domanda di un qualsiasi sconosciuto “Signorina, qual è il suo?” avrei risposto sventolando il dito un orizzonte non meglio identificato “Il bassottino laggiù”. E avrei ripreso a studiare.

Read Full Post »

Sarà, ma io continuo a rintracciare preoccupanti analogie tra Silvio e Benito.

Oh, possibile che mi sbagli, e che sia vittima di un’autoinduzione debilitante, ma, tralasciando le più evidenti somiglianze estetiche (che accomunano, per altro, anche il dott. Sallusti ed il dott. Minzolini/Scodinzolini), i pigli autoritaristici quando non ingiustificabili per lo meno imbarazzanti, e la comunione d’obiettivi che spesso i due sembrano aver condiviso, mi soffermerei sulla passione/ossessione che i suddetti nutrono nei confronti delle “femmine”.
“Non cambio, mi piacciono le donne”, sembra aver risposto il premier a chi lo accusa di favoreggiamento della prostituzione, tanto più grave quando si sottintende l’interesse nei confronti di avvenenti piccole minorenni.
“Da Berlusconi ho avuto in regalo solo un gioiello, una collana di Damiani e 7000 euro in contanti. Lo ha fatto per aiutarmi, perché ero in difficoltà economiche e non avevo soldi per andare avanti”, ribatte l’innocente, puberale, ingenua Ruby (rubacuori). D’altronde, guardando gli scatti che la vedono protagonista, pur lasciando all’immaginazione forma e colore degli occhi a causa della censura, non si fa fatica ad indovinare che una così nella vita si troverà sempre in difficoltà. Sarà una, immagino, che arrancherà per trovare lavoro/compagno/soldi/successo/fedina penale pulita. Si sa, le belle donne con amicizie ai livelli alti hanno sempre incontrato discreti ostacoli da superare, sempre avuto un’esistenza difficile da condurre.
E penso che questi fatti, in sostanza, sono sempre accaduti.
Penso a Claretta Petacci, ventenne quando conobbe Benito Mussolini – che all’epoca ne aveva cinquanta. Penso alle “udienze” chieste da lei e concesse da lui, che lentamente si tramutarono in una vera e propria relazione extra coniugale. E penso che forse, all’epoca, anche questi piccoli, grandi scandali di queste piccole, grandi protagoniste conservavano la loro dignità: chissà se la tenera Ruby (o la dolce Noemi) avrebbe le palle di farsi appendere a Piazzale Loreto a gambe in giù, alla sinistra dell’uomo che le ha salvato la vita.

Read Full Post »