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Archive for agosto 2010

Dice: un agosto un po’ così.
Dice: pure se non parto, alla fine mi diverto.

Agosto a Roma fa riflettere, ché anche se non sei sociopatico alla fine ti garba. Quel mese in cui vige la sospensione del giudizio, in cui ti astieni da facili sarcastici commenti sul romano medio. Apprezzi di più le persone che ti stanno intorno, foss’anche solo perché son poche, e hai più tempo per guardarle veramente o per conoscerle – ho avuto modo di leggere un editoriale di Moccia (!) su “Il Messaggero” che invitava la gente ad amarsi senza preconcetti, e con una visione talmente ridotta da rasentare il populismo, invitava a sorridere al nostro vicino. Ecco. Io non dico questo, sennò finisce uguale che sembriamo tutti ebeti, sprecando l’opportunità di un agosto romano.
Dico – se mi riesce – di dedicarci ad una città tanto odiata tutto il resto dell’anno, in quegli unici trenta giorni in cui appare sana, non infestata dai malanni che la rendono imperfetta: senza milioni di persone che bloccano le vie, senza migliaia di macchine che intasano strade e polmoni, liberi dalle zone a traffico limitato che nascondono scorci imperdibili.
Prendiamo la macchina, buttiamola in strada, infiliamola nei vicoli e, infine, parcheggiamola. E boicottiamo i localini di Campo de’ Fiori, ignoriamo i pubacci fin troppo frequentati di San Lorenzo, e riscopriamo le vecchie osterie e i “Vini e Olii” con quella loro doppia vocale conturbante e dai bicchieri di fresco bianco a un euro, frequentati solo dai vecchi ubriachi d’osteria.

Al Pigneto, al di là del ponte, se ti lasci alle spalle il confusionario, multietnicoradicalchic viale omonimo, ce n’è uno particolarmente romantico, gestito dal Signor Tommaso, uomo d’indefinibile età ma di certo aplomb, col suo grembiulino d’ordinanza e gli occhiali tondi. E’ privo di tavolini, solo una panca ed una botte su cui è disegnata una scacchiera giallo-rossa per intrattenersi a dama, ed una quantità e varietà di vini eccezionale. E se sei fortunato, t’imbarchi in conversazioni con la signora al primo piano che, a dispetto del tono, non ti rivolgerà parola dal balcone per redarguirti circa il tono di voce troppo elevato, ma ti inviterà a parlare “ché a me mette allegria, mi fa piacere la gioventù”, ammetterà.

Perciò, sai che c’è? ‘fanculo, bevete e moltiplicatevi. Con moderazione, però, che già siamo troppi.

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